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Una descrizione a parte merita un eterogeneo insieme di iscrizioni, disegni o semplici incisioni presenti in vari punti delle superfici intonacate della Rocca, anche se purtroppo pochi sono ancora leggibili o interpretabili.
Partendo ancora una volta dal mastio, sul fianco della porta di accesso, che si trovava al primo piano, si leggono due interessanti disegni realizzati incidendo l’intonaco esistente. Il primo di questi rappresenta una scala a pioli molto vicina a quella dello stemma scaligero, larga alla base che si restringe via via verso l’alto.
Accanto a questo, un’altrai ncisione riproduce una ruota a raggi. L’ipotesi che potesse trattarsi di un rimando allo stemma carrarese non è però suffragata da altri dati, considerato anche il fatto che l’intonaco circostante è caduto compromettendo la possibilità di altre congetture. Entrambi i graffiti non rivestono comunque caratteri di ufficialità e potrebbero essere stati tracciati semplicemente sulla base di un riferimento visivo, in particolari momenti di verve politica.
La torre ovest è la struttura che più custodisce disegni e iscrizioni, perché meglio conservati sono gli intonaci. Al piano terra, un distacco di intonaco ha messo in luce dei disegni (forse preparatori) fatti a carboncino da una mano non particolarmente felice dove si riconoscono un uccellino e la velatura con sartiame e albero di un’imbarcazione. Il vano al primo piano, oltre alla decorazione pittorica, si caratterizza per iscrizioni e disegni degni di attenzione. Si nota innanzitutto la raffigurazione di due personaggi affrontati, accompagnati dal numero 1623, con ogni probabilità l’anno di realizzazione, e dalla scritta “Levada”.
L’iconografia dei personaggi è coerente con l’epoca indicata, anche se realizzata in modo molto stilizzato. Si possono riconoscere infatti alcuni elementi riconducibili alla moda seicentesca: l’elmo guarnito di una lunga piuma, il corsaletto ben pronunciato sul ventre tipico delle armature del periodo, le brache rigonfie e la gorgiera a tela incannucciata. Altri elementi evidenti, ma non datanti, sono i mantelli, i bastoni e le sciabole. Sempre sulle pareti della stessa stanza, due frasi scritte a matita ricordano il passaggio di altrettante persone, mentre in caratteri cubitali campeggia l’iscrizione “W Umberto I° Re D’Italia”.
Compaiono ancora altri nomi e date, tutti relativi al XIX secolo. Al terzo piano della torre si conserva il numero 1627 inciso su malta fresca che sembra essere l’anno di realizzazione di alcuni lavori alla vicina finestra. Questa data, assieme a quella del piano inferiore, sono le più antiche che si possano riscontrare in Rocca. Tornando alle mura del mastio, due formelle a losanga in terracotta datate 1838 rappresentano la testimonianza più arcaica della fase di destinazione cimiteriale della struttura. Ancora in riferimento a questo momento, si conservano alcune epigrafi su intonaco appositamente steso in nicchie ricavate scavando la muratura medievale, tra le quali si distingue quella di Giuditta Prandstraller immediatamente a destra dell’ingresso.
Delle numerose lapidi fissate alle pareti storiche ne rimane solo una, preservata quale testimonianza in virtù del suo valore estetico addossata alla parete occidentale del mastio.
Lara Sabbadin, Francesco Tavella
"Rocca dei Tempesta. Progetto di restauro. Cantiere aperto" Palazzo della Loggia, sala espositiva E. Lancerotto - Noale 3 aprile 2009 a cura di Patrizia Valle Noale 2009
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