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I lavori sono iniziati nel marzo 2006 con la prima fase, che riguardava la porta di accesso e il tratto murario nord-est e sono continuati con la seconda fase ormai ultimata. Lo scopo dell’intervento di restauro era di poter rallentare il forte degrado del monumento, mantenendone il profilo.
Secondo un’istanza estetica, ma anche tecnica, sono stati rimossi i rifacimenti cimiteriali, che deturpavano o snaturavano l’opera, rimosse le parti residue delle lastre e delle cappe cementizie delle lapidi, ormai private da ogni elemento di pregio, demoliti i loculi in cemento armato, inseriti nelle murature sia antiche che moderne, che senza nessun riguardo, avevano praticato danni anche irreparabili alle murature. Sono stati lasciati alcuni elementi, che testimoniano questo passaggio, le due lapidi in laterizio e alcune scritte nelle nicchie.
Le murature della Rocca oggetto d’intervento sono suddivisibili in parti. La porta d’accesso presenta un doppio ordine di merlature, e le tracce dei camminamenti di ronda, elementi che sono stati puliti e liberati da materiali estranei e resi leggibili. I paramenti sono costituiti da una muratura in laterizio in parte irregolare, nella parte bassa, mentre presenta una apparecchiatura più uniforme, salendo verso l’alto, con mattoni posti per testa e per fascia. Il progetto di restauro è stato proteso a rallentare il forte degrado dei ruderi e a mantenerne il lineamenti.
Un corso di mattoni nuovi di sacrificio è stato posto a protezione, sopra quelli storici. Il Mastio, costruito su pianta rettangolare di 15,50 x 10,50 metri, è composto da murature in laterizio crollate su due lati, oggi i suoi ruderi hanno un’altezza di 16,28 metri. Edificato dopo il muro ovest, aveva al suo interno tre solai in legno, di cui restano visibili le buche pontaie delle travi nelle murature.
In particolare sulla parte sommitale del Mastio e della Torre Ovest, nonostante i restauri degli anni novanta, abbiamo rinvenuto una situazione di degrado della malta e dei laterizi, e una forte presenza di piante infestanti, muschi e licheni, che stava compromettendo la stabilità della parte sommitale. Una colata di cemento era stata posta a copertura dei mattoni, forse per limitarne la caduta dall’alto. Vecchie guaine e ferri arrugginiti, colate bituminose e cementizie formavano l’impermeabilizzazione delle torri, sopra uno spesso strato, costituito da un misto di guano, terriccio e piante infestanti. Sul Mastio, oltre alla cappa cementizia, era stata eseguita una vera e propria opera in cemento armato, da cui uscivano le armature arrugginite.
Una situazione incredibile che abbiamo voluto documentare. L’intervento di restauro è stato finalizzato ad eliminare i corpi estranei e le cause del degrado. E’ stato mantenuto il profilo del monumento e i materiali utilizzati nel restauro sono simili a quelli originali, con cui è stata costruita la fortificazione, per quanto riguarda la calce, gli inerti e i laterizi. L’esperienza infatti ha dimostrato che è inutile aumentare la resistenza meccanica delle malte di allettamento in presenza di mattoni storici. I mattoni nuovi utilizzati per gli interventi di consolidamento e di risarcitura, sono distinguibili, ma si accostano per dimensione e effetto cromatico ai laterizi originali e hanno coefficienti di resistenza e di assorbimento affini agli elementi esistenti.
Gli interventi di consolidamento estradossale, che sono stati eseguiti sia nel Mastio che nelle torri, sono in grado di produrre un aumento dei coefficienti di sicurezza per prevenire eventuali cedimenti. E’ stato posto, sulla parte sommitale, un corso di mattoni di sacrificio e un impianto di dissuasori antivolatile. Costruito prevalentemente in mattoni, il muro ovest ha uno spessore di 1,10 metri, aveva un’altezza di 16,08 metri, oggi la parte originaria esistente termina all’altezza dei barbacani in pietra, probabile supporto al camminamento di ronda a circa 5,73 metri dal suolo, corrispondente alla porta del primo piano della Torre ovest.
Dal 1819 al 1976 sono stati fatti diversi interventi sui ruderi del paramento ovest, con la ricostruzione di un muro a una o due teste, con apparecchiatura incoerente, costituita da mattoni di recupero e mattoni nuovi, fabbricati a macchina, allettati con malta prevalentemente cementizia a supporto delle lapidi e, in alcune parti, privo di malta di allettamento. Durante l’uso cimiteriale questo muro, ricostruito sui resti della fondazione originale, è stato pesantemente manomesso e reso instabile con l’inserimento delle lapidi, allettate con cemento e perni di metallo.
E’ stato tamponato con materiale di risulta di diversa natura, e reso pericolante, ricavando nicchie e supporti per le lastre tombali, senza nessuna cura per il manufatto. Presentava delle lacune strutturali, con fenomeni di crollo diffusi, che avrebbero impedito in breve l’utilizzo della Rocca, per motivi di pubblica incolumità. Il profilo del muro era stata sagomato dalle lapidi con un andamento irregolare. L’altezza all’esterno era di circa 4,40 metri dalla quota zero di progetto, all’inizio verso il Mastio, scendeva a metri 3,90 nella parte centrale, e finiva con una lapide addossata malamente alla Torre ovest, con un’altezza ancora di circa metri 4,40. Abbiamo provveduto a puntellare subito la parte pericolante, proseguendo quindi con il risarcimento e consolidamento statico. Il materiale antico non degradato, molto poco al vero, è stato recuperato per interventi di reintegro delle lacune nella Torre Ovest e nel Mastio, da cui probabilmente provenivano. La parte interna ed esterna sono diverse perché la parte esterna nuova funge da sostegno a quella interna a due teste.
Dal punto di vista strutturale la Torre Ovest è costituita da una canna di sezione quadrata con pareti perimetrali in muratura di spessore di circa 1,40 metri, è alta 26,83 metri, interrotta da tre solai sostenuti da volte in mattoni, anche la terrazza sommitale è sostenuta da una volta in laterizio. Il fronte nord presentava gravi fenomeni di distacco delle murature. L’intervento è stato principalmente di diserbo e pulitura della Torre, con l’eliminazione dei matriali estranei, di consolidamento della volta di copertura e protezione con un corso di mattoni di sacrificio. Il lato nord è stato oggetto di particolari interventi di consolidamento delle murature.
Le Torri Sud ed Est presentavano una situazione di degrado delle malte e di laterizi, inaspettata, a causa del guano dei colombi, dall’infestazione di muschi e licheni e dalla presenza di copertine cementizie, che hanno accentuato il degrado provocato degli agenti atmosferici. Molto spesso infatti l’uso di materiali non idonei, quali cemento, guaine e ferro d’armatura, invecchiando creano la possibilità di infiltrazione delle acque piovane, con ristagno dell’umidità e successiva inevitabile disgregazione dei materiali, con un’alterazione dello stato di equilibrio originario.
I resti della Torre Sud hanno un’ altezza di circa 9,48 metri e uno spessore delle murature in laterizio di metri 1,75. Gli interventi eseguiti sono stati di diserbo, demolizione delle copertine cementizie, pulitura e risarcimento delle lacune e rialettamento dei laterizi, soprattutto nella parte alta della Torre; all’interno sono stati lasciate le rotture praticate nei laterizi per l’ancoraggio degli ossari.
Strutturalmente la Torre Est è costituita da una canna di sezione quasi quadrata, di 3,40 x 3,50 metri, con pareti perimetrali in muratura, di spessore di circa 1,20 metri, è alta 25,83 metri, era interrotta lungo l’altezza da solai in legno e dalla volta in laterizio, posta al primo piano, elementi oggi perduti. Una volta in mattoni chiude la canna in muratura con la terrazza.
In particolare sono stati rinvenuti i resti di una pavimentazione in lastre di pietra bianca calcarea, mal conservata e disgregata a causa delle piogge e il gelo. E’ stata rinvenuta una grave lesione sul colmo della volta in mattoni, che è stata oggetto di un intervento di risarcitura e consolidamento. Un corso di mattoni nuovi di sacrificio è stato aggiunto a protezione della muratura antica.
Nel caso della Rocca di Noale possiamo dire che l’azione del tempo si è limitata a rovinare la materia fisica, ma non ha compromesso, l’originaria forza della forma, che manifesta ancora il suo valore. Alla rovina della materia è subentrato qualcosa che non possedeva, la patina del tempo. Vincere il tempo, superare la mutilazione delle parti e l’alterazione della materia, l’opera diventa simbolo di questa forza che le permette di resistere.
Patrizia Valle
"Rocca dei Tempesta. Progetto di restauro. Cantiere aperto" Palazzo della Loggia, sala espositiva E. Lancerotto - Noale 3 aprile 2009 a cura di Patrizia Valle Noale 2009
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