IONOALE

La decorazione pittorica
Giovedì 05 Agosto 2010 00:00

A testimonianza di un uso non esclusivamente di tipo militare e difensivo della Rocca rimangono sporadiche ma indicative tracce di una continua volontà di abbellimento delle strutture e dei locali.

Dapprima prestigiosa sede dei Tempesta e successivamente residenza del podestà veneziano, la Rocca fu periodicamente oggetto di attenzioni estetiche,
desumibili oggi da una serie indicativa pur se discontinua di lacerti di decorazioni pittoriche, ascrivibili a periodi diversi. Il mastio, la costruzione certamente più prestigiosa nel corso del XIV secolo, può rappresentare il punto d’avvio di un percorso cronologico tra i documenti artistici superstiti.

Al secondo piano, su un portalucerne a lato del camino, è possibile leggere quanto ancora rimane di un motivo decorativo a quadri alternati bianchi e rossi che segue l’andamento arcuato del bordo superiore della nicchia. Altre tracce di una dipintura con colore rosso si riconoscono sulle spallette e sul sott’arco delle finestre del medesimo piano, accompagnate da solcature preparatorie eseguite sull’intonaco fresco. Questi esigui lacerti, messi in relazione con la precisa e ben caratterizzata tipologia carrarese dei portalucerne e dei camini, hanno accreditato l’ipotesi che un restauro stilistico del salone, costituito proprio dal rifacimento di questi elementi architettonici e dalla realizzazione dell’apparato pittorico, sia avvenuto durante l’occupazione carrarese di Noale tra il 1381 e il 1388.

È possibile quindi supporre che l’intero locale fosse affrescato con un motivo a scacchi bianchi e rossi, come si riscontra in molte dimore della famiglia
patavina. A una fase precedente è invece riconducibile un brano di intonaco dipinto in ocra percorso da una stretta fascia bianca, conservato all’interno di una nicchia portalucerne del primo piano.

Tracce più estese di una decorazione pittorica ad affresco destinata a impreziosire un locale interno sono ben visibili sul muro che chiude la Rocca lungo il lato nord-est. Qui si possono facilmente riconoscere due diverse aree, stese su due differenti e sovrapposti strati di intonaco. La più antica presenta un motivo decorativo appartenente al repertorio cinquecentesco: un finto mensolone aggettante, che si trovava probabilmente a ridosso del solaio, sovrasta un fregio con elementi fitormorfi su fondo amaranto, su cui si apre un ovale con un paesaggio e due alberi spogli.

Il secondo strato pittorico, di epoca successiva e verosimilmente settecentesco, riporta una fascia analoga alla precedente anche se compiuta con stilemi più tardi; in questo caso si scorge un frammento di apertura ovale in giallo e azzurro dal soggetto non più riconoscibile. La decorazione si estende molto lacunosa anche sulla parete sottostante, lasciando intuire forse una finta tappezzeria a fondo ocra con fasce orizzontali e decorazioni fitomorfe tracciate in rosso.

Il restauro ha portato alla luce, nella zona degli arconi, alcuni brani di pittura a secco in giallo e rosso, il cui esame porta a supporre l’esistenza di un apparato ornamentale ispirato nei motivi ai tessuti a fasce alternate di colori, secondo una tipologia diffusa a lungo in tutta l’area veneta. I lacerti più estesi interessano le spallette della porta-finestra, mentre altri più limitati sono rintracciabili sul muro contiguo. Questa fase di decorazione sembra potersi ricondurre ai lavori eseguiti per destinare la Rocca a residenza del podestà in epoca veneziana.

La conservazione di queste testimonianze si deve al fatto che si fossero trovate a lungo occultate al di sotto di murature e malte realizzate nel primo ventennio del Settecento per costruire giusto in questa posizione l’abitazione del Ministro di Corte, un semplice e modesto alloggio su due piani con le pareti solo scialbate a calce.

Un frammento di pittura rossa e giallo ocra analogo a quello presente sotto l’arcone di destra si riscontra sulla facciata orientale della torre ovest. Questo dato suggerisce l’ipotesi che l’intero edificio interno che si estendeva lungo tutto il perimetro meridionale della Rocca potesse essere decorato secondo uno stile unitario. Sulla stessa facciata sono presenti altri due piccoli lacerti, troppo piccoli però per poter lasciare intravedere un motivo pittorico o una loro collocazione cronologica. All’interno della medesima torre, il vano al primo piano presenta numerosi elementi interessanti.

Un apparato pittorico realizzato a secco copriva interamente la superficie muraria: le pareti perimetrali sono infatti caratterizzate da una fascia alta circa 1,20 m dal pavimento dipinta in rosso; al di sopra di questa, e sulla volta che costituisce il soffitto della stanza si riscontrano tracce di dipintura verde. A segnare l’imposta dell’arco corre una bordatura in colore giallo ocra, che prosegue lungo i margini dell’arco stesso e ne evidenzia infine la chiave. In questo locale sono presenti graffiti e iscrizioni che verrano descritti nel capitolo successivo.

Il momento finale del succedersi secolare di fasi decorative si scorge all’interno della torre sud dove, su tutte e quattro le pareti, si individuano brani di intonachino in malta grigio scuro dipinto in arancione con linee tracciate in bianco. Questa fase ai lavori la Rocca a residenza del podestà in epoca veneziana. La conservazione di queste testimonianze si deve al fatto che si fossero trovate a lungo occultate al di sotto di murature e malte realizzate nel primo ventennio del Settecento per costruire giusto in questa posizione l’abitazione del Ministro di Corte, un semplice e modesto alloggio su due
piani con le pareti solo scialbate a calce.

Un frammento di pittura rossa e giallo ocra analogo a quello presente sotto l’arcone di destra si riscontra sulla facciata orientale della torre ovest. Questo dato suggerisce l’ipotesi che l’intero edificio interno che si estendeva lungo tutto il perimetro meridionale della Rocca potesse essere decorato secondo uno stile unitario. Sulla stessa facciata sono presenti altri due piccoli lacerti, troppo piccoli però per poter lasciare intravedere un motivo pittorico o una loro collocazione cronologica. All’interno della medesima torre, il vano al primo piano presenta numerosi elementi interessanti.

Un apparato pittorico realizzato a secco copriva interamente la superficie muraria: le pareti perimetrali sono infatti caratterizzate da una fascia alta circa 1,20 m dal pavimento dipinta in rosso; al di sopra di questa, e sulla volta che costituisce il soffitto della stanza si riscontrano tracce di dipintura verde. A segnare l’imposta dell’arco corre una bordatura in colore giallo ocra, che prosegue lungo i margini dell’arco stesso e ne evidenzia infine la chiave. In questo locale sono presenti graffiti e iscrizioni che verranno descritti nel capitolo successivo.

Il momento finale del succedersi secolare di fasi decorative si scorge all’interno della torre sud dove, su tutte e quattro le pareti, si individuano brani di intonachino in malta grigio scuro dipinto in arancione con linee tracciate in bianco. Brandelli di intonaco simile e con la medesima colorazione erano riscontrabili circa quindici anni fa anche sulle facciate rivolte a nord del mastio e dell’ingresso. Aree più estese di analoga decorazione sono ancora presenti sulle superfici esterne della Torre dell’Orologio e della Torre delle Campane, dove si può ben vedere he le linee bianche tracciavano le fughe di una decorazione a corsi regolari di mattoni. Nel caso della torre sud della Rocca, il lacerto più grande, mostrando tratti bianchi brevi e ravvicinati, fa supporre la riproduzione di una fila di mattoni messa in coltello, con funzione forse di marcapiano.

Cosa curiosa e significativa, ben evidente sulla Torre dell’Orologio, è che la colorazione arancione e il sottostante intonaco sono stati dilavati e abrasi dagli agenti atmosferici molto più che le linee bianche. Queste, probabilmente realizzate con grassello di calce, si sono dimostrate più resistenti e hanno protetto sia la colorazione arancione che l’intonachino sottostante andando a creare una sorta di “negativo” di una muratura, ovvero mostrando fugature in rilievo rispetto alla superficie del finto laterizio. Questo genere di decorazione è, ed era, rintracciabile solo sulle superfici esterne dei monumenti medievali noalesi, mentre non è presente nei vani interni.

Si tratta verosimilmente di un cospicuo intervento estetico dei primi anni dell’Ottocento volto a fare risaltare e a rendere uniformi le murature medievali della Rocca e delle torri cittadine, secondo un gusto allora diffuso. La rilevanza di tale operazione si ricava con chiarezza osservando la Torre dell’Orologio nelle fotografie di fine Ottocento.

Lara Sabbadin, Francesco Tavella


"Rocca dei Tempesta. Progetto di restauro. Cantiere aperto" Palazzo della Loggia, sala espositiva E. Lancerotto - Noale 3 aprile 2009
a cura di Patrizia Valle Noale 2009

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