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La nuova Collaborazione di Noale e Santa Maria di sala, "ricchezza senza confini"

[lavitadelpopolo.it, 02.05.2013] Le sette parrocchie attendono il Vescovo in visita pastorale
Ormai manca davvero poco. Meno di un mese e il 26 maggio, in cattedrale a Treviso, sarà ufficialmente proclamata la prima collaborazione pastorale del Miranese. Un evento che coinvolgerà sette parrocchie, suddivise tra il comune di Noale e quello di Santa Maria di Sala. E che carica

ancora più di significato la visita pastorale del Vescovo a queste comunità.
“Inizialmente - spiega don Mario Salviato, parroco di Noale - erano previste due collaborazioni distinte, una per le parrocchie di Noale e frazioni e una per le tre parrocchie salesi. Poi, con l’affidamento ad un unico parroco di due parrocchie, Stigliano e Briana, a cavallo dei due comuni, il progetto si è fatto più grande”. Ma non si è trattato solo di una crescita geografica. “Nel tempo - sottolinea don Mario - abbiamo intensificato le iniziative per creare l’humus ideale per far crescere il senso di comunità, come le lectio bibliche in Avvento e Quaresima, o i pellegrinaggi mariani per invocare la protezione della Madonna sulla nascente collaborazione. Fino alla processione del Venerdì santo del 2010, fatta in comune tra tutte le parrocchie proprio per dare il senso della rottura dei confini anche all’interno di un momento liturgico”.

Gradualità delle tappe
Il cammino verso la collaborazione è stato favorito dal progressivo accorpamento delle parrocchie: Noale a parte, le altre sei condividono a due a due lo stesso parroco. “Questa gradualità - conferma don Francesco Guarise, parroco di Moniego e Cappelletta - ha permesso, pur con la fatica di imparare un nuovo modo di essere e fare Chiesa, di assaporare la ricchezza dell’apertura. La collaborazione è sì un passo in più, ma un passo a cui la gente è preparata”. “Le comunità - aggiunge don Paolo Cecchetto - sono consce che la riduzione del clero chiede nuove prospettive: le chiusure sono fuori tempo, l’apertura è ossigeno per il futuro. Siamo come una famiglia in cui sta per nascere un bambino: un’attesa gioiosa e trepidante, pur nella consapevolezza che gli equilibri cambieranno”.

Avviato il Consiglio
Da tre mesi è operativo il Consiglio di collaborazione. E anche le comunità di religiose (le dorotee a Noale, le canossiane a Veternigo e le madri dell’Opus Mariae Reginae a Sala) hanno cominciato un percorso comune nell’ottica del nuovo assetto pastorale. Uno dei settori più avanti sulla strada della collaborazione è sicuramente la pastorale giovanile. È già ben avviato un coordinamento tra tutte le parrocchie, fulcro sia di iniziative rivolte a ragazzi e adolescenti, sia della formazione di educatori, animatori, catechisti. Ma il lavoro di costruzione continua, cercando in particolare di connotare in modo preciso ogni parrocchia.

Decentramento e “specializzazione”
“Noale è la parrocchia più consistente - spiega don Mario -, ma non deve diventare la sorella maggiore che accentra tutto. Anzi, puntiamo sul decentramento, facendo diventare ogni parrocchia punto di riferimento per un particolare settore pastorale. Così, ad esempio, la formazione della catechiste di tutte le parrocchie viene organizzata a Briana”. 
Avviare un cammino unitario per parrocchie appartenenti a comuni diversi è comunque una sfida nella sfida.

Il 25° “ecumenico” del parroco
“Nel foglietto parrocchiale di Stigliano e Briana - spiega il parroco don Rodolfo Budini - ho inserito il disegno dei due campanili che si danno la mano. Le due chiese, in linea d’aria, distano 500 metri, ma il confine amministrativo è molto sentito. Serve un surplus di pazienza: non è solo un fatto di campanilismo, ma di vita quotidiana. I ragazzi della cresima sono divisi in due gruppi distinti: quelli di Stigliano vanno a scuola a Sala, quelli di Briana a Noale, non hanno punti di contatto. Per questo, in occasione della festa per i miei 25 anni di sacerdozio, il regalo più bello è stato vedere le due comunità lavorare assieme”.

La tavola, “arma segreta”
Cambiano le abitudini per i fedeli, cambiano, ovviamente, anche i metodi di lavoro dei sacerdoti. Che, però, hanno un’arma “segreta”: la tavola della canonica di Noale. “Abbiamo l’abitudine di pranzare tutti assieme - spiega don Francesco -: nella frequentazione quotidiana cresce la fraternità tra di noi, basata sullo scambio di informazioni sulle attività pastorali ma anche, semplicemente, sul gusto di stare assieme”. “Siamo avvantaggiati - aggiunge don Rodolfo - dall’essere tutti e quattro relativamente giovani e di essere arrivati in queste parrocchie nel giro di pochi anni, tra il 2007 e il 2010: in un certo senso abbiamo scoperto assieme le comunità e il territorio”.
Un territorio che, nonostante l’apparente uniformità, presenta al suo interno notevoli differenze, soprattutto dal punto di vista delle dinamiche demografiche. Da un lato ci sono realtà come Briana, dove, racconta don Rodolfo, “negli ultimi cinque anni, sono state costruite non più di cinque case. Le coppie giovani si sposano e vanno via dal paese. Anche trovare animatori per i gruppi parrocchiali diventa difficile”. Si è costruito molto di più a Noale, “ma il costo delle case - spiega don Mario - resta molto alto. Per questo molti appartamenti rimangono sfitti, o attirano coppie più mature che si possono permettere la spesa”.

Il boom di S. Maria di Sala e Veternigo
L’esatto contrario di Veternigo e Santa Maria di Sala. “L’anno scorso - afferma don Paolo - tra le due parrocchie ho celebrato 71 battesimi e 25 funerali. Il basso costo delle case favorisce l’arrivo di molte coppie giovani. In dieci anni la popolazione è raddoppiata, con una conseguente doppia sfida. Da un lato ricreare un tessuto che comprenda “vecchi” e “nuovi”. Dall’altro trovare il modo perché questi paesi non siano solo dormitori, ma comunità. In questo senso le parrocchie hanno un ruolo importante, sia a livello aggregativo, ad esempio con l’annuale festa delle famiglie, che di servizi: gli asili parrocchiali di Sala, Veternigo e Stigliano sono le uniche scuole per la prima infanzia presenti. Forse non è un caso se la presenza alle messe non solo tiene, ma negli ultimi tempi è anche aumentata”.

Crisi e solidarietà
Ad unificare il tutto, in questo periodo, ci pensa la crisi. Inevitabile, visto che in questo territorio è presente la seconda area industriale della provincia di Venezia: circa novemila addetti, di cui almeno un terzo sta vivendo un periodo di sofferenza. “Dai dati dei gruppi Caritas - commenta don Mario - è evidente che le difficoltà maggiori sono per gli immigrati, anche per la forte crisi del settore edilizio dove più facilmente trovavano lavoro. Non a caso, delle due grandi fornaci attive a Noale una ha chiuso e una ha ridimensionato notevolmente l’attività. Le famiglie italiane hanno più pudore, le vere situazioni di difficoltà si scoprono andando a benedire le case”. “Quando andiamo a visitare le famiglie - conferma don Francesco - spesso troviamo in casa gli adulti in orari che normalmente sarebbero di lavoro”. Don Rodolfo sottolinea un altro segnale significativo: “A Briana è sparita la lista d’attesa per l’asilo: i genitori che perdono il lavoro sono a casa e stanno con i figli”. Ma a queste difficoltà fa da contrappeso una generosità spontanea. “Quando il caso emerge - spiega don Francesco -  la solidarietà scatta immediata. Qui a Moniego l’abbiamo sperimentato proprio questo inverno, con la rete di aiuti per una famiglia del Burkina Faso con quattro figli che viveva in una casa senza riscaldamento. Lo stesso è successo con i tre figli di Hane, la donna uccisa un anno fa dal marito a due passi dalla chiesa di Moniego: tutta la comunità si è stretta intorno a loro”. La rete famigliare fa ancora da ammortizzatore, ma a volte nemmeno questo basta. Così solo a Sala la Caritas sostiene 25 famiglie con una spesa alimentare mensile. E alla materna parrocchiale di Noale esiste un fondo rette, dove confluiscono i contributi volontari dei genitori e di altri sostenitori con cui vengono aiutate le famiglie più in difficoltà. Sfide e risorse per la nuova collaborazione.

Giovanni Costantini

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