IONOALE

Andrea Zanzotto non c'è più.
Lunedì 07 Novembre 2011 22:39

Questa è una sera di pioggia fine.
La classica sera autunnale, da passare con gli amici, con la propria sposa e i figli, a mangiar castagne cotte e a strofinarsi le mani secche cercando il termostato. Il caffè, per fortuna, è ancora quello della moka e le pacche sulle spalle sono quelle di sempre, ma è difficile nelle nostre case trovare intesa attorno ad un camino e raccontare ai bambini storie di fate le lupi.

Piove, piove da sempre dico io, ma non sarebbe esatto, da quando l'uomo ha deciso di abitare le nostre zone ha sempre combattuto con l'acqua, che da vita, ristora ... tutto quanto, ma quando scende, quando scavalca gli argini, beh ... allora sono bestemmie, e lacrime, e fango, e ancora bestemmie.

Perché è vero .... la Serenissima ha gestito questa fitta ragnatela di fossi e canali di scolo sì per non affogare, ma anche per non far affogare le campagne. Un intricatissimo sistema di vasi comunicanti di chiuse e di equilibri colpevolmente trascurati "almeno dal '66", dice il giornale di stamattina.
Ma oggi no, non tocca a noi. Tocca a Genova, alla Liguria, all'Isola d'Elba ... posti che noi conosciamo per le ferie, al limite per qualche campo scout, per chi lo è. Tocca a Torino alle città vicino al Po, tocca a Napoli.
Si va in rete, si parla di cose, e intanto la terra ci scivola da sotto i piedi, per un motivo o l'altro. Magari uno di questi giorni qualcuno prenderà la macchina, con tre amici, e si andrà in Liguria a spalare fango...  
E intanto sono passati venti giorni da quando Andrea Zanzotto non è più di questo mondo.
Si voleva mettere la recensione della poesia della scorsa volta, tanto per essere come tutti.
Bene, non lo abbiamo fatto. Si dirà "e Zanzotto con la pioggia?"
Leggetevi questo bell'articolo. Io, di mio ho solo due cose da aggiungere.
Una. Zanzotto non l'ho mai visto. La volta che sembrava l'ospite d'onore di una rassegna di poesie, mi sono "curato" due ore di pippe mentali di traduttori tedeschi che cercavano il termine corretto per descrivere il concetto di "Beltà". Tutti commossi, al limite delle lacrime quando, oserei dire anche "finalmente", questi due attivisti della parola trovarono un termine intrascrivibile, tratto da una pergamena Sassone del '400 quasi millecinque ... ho applaudito anche io, al terzo prosecco. Zanzotto, secondo me, era a Pieve che se la rideva al caldo.
Due. Ho un amico che ha la nonna originaria del Soligo, mi dice che nel suo modo di parlare, il suo modo di descrivere il gesto di aprire una porta, la sua voce il modo di avvicinare la mano a qualla maniglia che esisteva solo nel suo racconto, tiene tanto il mistero da far sbottare "nona, dai ... versi chea porta ... 'contame, dai!"

Signor Zanzotto, maestro, me ne 'conta n'altra stasera ...

sani





lessio

 

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